📌 Florida: i fenicotteri ritrovano il loro habitat originale dopo un secolo di scomparsa grazie al ripristino delle Everglades
Posted January 17, 2026 by: Admin
L’estinzione dimenticata — Quando i fenicotteri sono scomparsi dalla Florida
All’inizio del XX secolo, i fenicotteri americani (Phoenicopterus ruber) popolavano ancora le coste meridionali della Florida e le Everglades. I naturalisti dell’epoca documentavano i loro spostamenti, le loro colonie, la loro presenza familiare nelle zone umide. Ma questa realtà stava per interrompersi bruscamente.
L’industria della moda ha firmato la loro condanna a morte. A partire dagli anni ’10, i cacciatori di piume braccavano questi uccelli per alimentare la crescente domanda di accessori ornamentali. I cappelli femminili, adornati con piume rosa brillante, valevano una fortuna. I fenicotteri, già pochi di numero, furono sistematicamente abbattuti. Il Migratory Bird Treaty Act del 1918 tentò di arginare il massacro, ma arrivò troppo tardi: l’estinzione locale era compiuta.
Il massiccio drenaggio delle Everglades nel corso del XX secolo finì per condannare ogni prospettiva di ritorno naturale. I canali, le deviazioni d’acqua, l’urbanizzazione galoppante trasformarono le lagune salmastre in terreni conquistati dal cemento. I fenicotteri divennero allora ciò che sono rimasti per quasi un secolo: un simbolo culturale fissato nella plastica rosa dei giardini della Florida, più celebri da morti che da vivi. Un’ironia crudele per un uccello un tempo nativo di queste terre.
Settembre 2023 — L’uragano che ha cambiato tutto
Il 30 settembre 2023, l’uragano Idalia ha travolto la Florida. Con esso, un fenomeno inaspettato: decine di fenicotteri, strappati dai loro rifugi caraibici da venti violenti, sono stati letteralmente depositati sulle coste della Florida. Marco Island, Pine Island, le Everglades, Merritt Island — ovunque, queste sagome rosa sono riapparse in paesaggi che le avevano dimenticate.
Gli scienziati hanno parlato di un “regalo” della natura. I venti ciclonici, soffiando da Cuba e dal Messico, avevano involontariamente ridistribuito intere popolazioni. Ciò che inizialmente sembrava aneddotico si è trasformato rapidamente in una rivelazione: all’inizio del 2024, Audubon Florida ha lanciato un censimento inedito che ha contato 101 fenicotteri selvatici in tutto lo Stato. Una cifra sbalorditiva per gli ornitologi, abituati a vedere questi uccelli solo negli zoo o su cartoline ingiallite.
Queste osservazioni non erano anomalie sparse. I fenicotteri occupavano di nuovo zone umide naturali, formando piccole “flamboyances” — il loro nome collettivo — in estuari e paludi costiere. Per la prima volta dopo un secolo, la Florida ritrovava i suoi residenti rosa, non più come simboli fissi, ma come presenze vive, fragili, reali. L’uragano aveva aperto una breccia nella storia — restava da vedere se questa breccia sarebbe diventata una porta permanente.
Pinky, il pioniere solitario — L’uccello che ha riacceso la speranza
Molto prima che Idalia rimescolasse le carte, un fenicottero solitario aveva già tracciato la strada. Nel 2018, presso il St. Marks National Wildlife Refuge, nel nord della Florida, fece la sua comparsa un uccello rosa battezzato “Pinky”. Solo. Improbabile. Magnifico.
Per cinque anni, Pinky è diventato una celebrità locale. Gli osservatori di uccelli compivano pellegrinaggi per vederlo, i bambini facevano domande su di lui, i fotografi immortalavano la sua sagoma slanciata nelle acque poco profonde. Durante la pandemia, mentre l’isolamento pesava su tutti, questo fenicottero solitario incarnava una resilienza silenziosa — un promemoria che la natura non si arrende mai.
La sua presenza sfidava ogni logica. I fenicotteri non avrebbero dovuto tornare in Florida. Eppure, lì, in un rifugio nel nord dello Stato, Pinky sussisteva, simbolo vivente di una possibile riconnessione tra la terra e il suo passato cancellato. Poi è arrivato settembre 2023. Quando i venti di Idalia hanno portato decine di consimili, Pinky ha preso il volo e si è unito a un gruppo. La sua traccia si è poi persa, ma la sua eredità è rimasta: aveva incarnato la speranza prima che la scienza confermasse il ritorno.
Un solo uccello. Cinque anni di solitudine. E una promessa mantenuta dall’uragano.
Ritorno definitivo o semplice passaggio? — Cosa dice la scienza
Pinky aveva aperto la strada. Idalia aveva ridistribuito le popolazioni. Restava la questione cruciale: questi fenicotteri resteranno?
Gli scienziati non parlano più di apparizioni fortuite, ma di un possibile ristabilimento duraturo. Julie Wraithmell, direttrice esecutiva di Audubon Florida, lo afferma senza mezzi termini: con il ripristino delle Everglades in corso, la regione potrebbe diventare un “paradiso dei fenicotteri”. Le acque poco profonde e salmastre, ricche di alghe, gamberetti di salina e invertebrati microscopici, stanno gradualmente ricreando l’ecosistema che i fenicotteri americani frequentavano prima della loro estinzione locale.
Non è un caso se le osservazioni persistono. Dal 2023, le segnalazioni continuano ad affluire dal centro e dal sud della Florida — precisamente nelle zone in cui, prima del massiccio drenaggio del XX secolo, prosperavano immense colonie di uccelli trampolieri. Il ripristino idrologico in corso corregge gli errori del passato: l’acqua ritrova i suoi antichi percorsi, la qualità migliora, gli habitat si ricostituiscono.
Ma il dibattito rimane. Alcuni ricercatori considerano questi fenicotteri come semplici rifugiati climatici, spostati dalle tempeste e suscettibili di ripartire. Le pressioni persistono: urbanizzazione galoppante, gestione complessa dell’acqua, minaccia climatica crescente. La risposta definitiva arriverà negli anni a venire — e dalla capacità della Florida di proteggere ciò che ripristina.










